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Natalità ai minimi e lavoro femminile fragile: la motherhood penalty pesa ancora sulle donne

In Italia avere figli continua a penalizzare il lavoro femminile. Le cooperative mostrano progressi rispetto al privato ma il divario con il settore pubblico resta evidente. 

sabato 16 maggio 2026

La natalità è ai minimi storici, con 1,14 figli per donna nel 2025, e il mercato del lavoro resta poco compatibile con la genitorialità femminile. È quanto emerge dalla ricerca di Fondosviluppo ("Occupazione femminile in Italia, parità di genere, conciliazione vita-lavoro e welfare aziendale nelle cooperative" (Studi & Ricerche n. 299, settembre 2025) e dall’analisi di Alley Oop – Il Sole 24 Ore.

 

Il problema è strutturale. Solo il 58,2% delle madri con figli piccoli lavora, contro il 66,1% delle donne senza figli. La motherhood penalty pesa per il 33% sui percorsi professionali delle madri: nel settore privato la penalizzazione salariale arriva a 31 punti logaritmici, con una perdita vicina al 14% già nell’anno della nascita del primo figlio. Il divario occupazionale di genere italiano resta il più alto dell’UE (-17,4 punti percentuali) e oltre 41.000 lavoratrici madri si sono dimesse volontariamente nel 2024, soprattutto per l’impossibilità di conciliare lavoro e cura familiare.

 

Le differenze tra pubblico e privato sono nette. La child penalty pesa sui salari delle madri con differenze notevoli in base ai settori: nel pubblico, più protetto e regolamentato, dice il rapporto Inps del 2025, la penalizzazione è di 14 punti logaritmici, nel privato arriva a più del doppio con 31 punti. Nel privato si concentrano riduzione del reddito, part-time involontario, interruzioni professionali e abbandono del lavoro. Le madri con più figli subiscono inoltre effetti economici più lunghi e difficili da recuperare.

 

Il mondo cooperativo mostra risultati migliori rispetto al privato tradizionale ma è ancora lontano dalla stabilità e tutele contrattuali del pubblico. Il 61,2% delle cooperative aderenti a Confcooperative ha avviato misure di conciliazione vita-lavoro e il 54,2% offre welfare aziendale. Cresce anche la certificazione di parità di genere UNI/PdR 125, raggiunta dal 22,1% delle cooperative, mentre il Gender Pay Gap si ferma al 20,2%, circa cinque punti sotto la media nazionale. Le cooperative sociali risultano le più avanzate: quasi il 73% ha politiche attive di conciliazione e il 31% è già certificato.

 

Tuttavia restano alcune lacune: il 52% delle cooperative non ha ancora avviato alcun percorso verso la parità di genere e il 38,8% non ha introdotto misure strutturate di conciliazione. Industria, costruzioni e agroalimentare risultano i comparti più indietro.

 

A pesare è anche la debolezza del welfare pubblico.

 

Gli asili nido restano insufficienti rispetto agli standard europei: ogni 100 bambini ci sono circa 31 posti in asilo nido.

In quest'ottica, il supporto dei nonni, continua a rappresentare un sostegno decisivo. Circa il 64% dei bambini viene affidato ai nonni quando non è con i genitori o a scuola e il valore economico di questo “welfare familiare” è stimato fino a 18 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL.

Nonostante alcuni miglioramenti, il lavoro domestico e di cura continua a gravare soprattutto sulle donne: nelle coppie in cui entrambi lavorano, il 61,6% del carico familiare resta sulle spalle femminili.

 

Il risultato è un sistema in cui la maternità continua a rappresentare un rischio professionale concreto, soprattutto nel settore privato e nelle realtà meno strutturate.

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