Oggi, quarant’anni fa, a Parigi iniziava una storia destinata a cambiare il modo di raccontare la scienza in Italia.
Il 5 maggio 1986 nasceva infatti l’Imaginaire Scientifique, la mostra ideata dal fisico triestino Paolo Budinich nell’ambito della rassegna “Trouver Trieste”, dedicata alla città di Trieste e ospitata nella nuova Cité des Sciences de La Villette.
Era un progetto radicalmente innovativo per l’epoca. Non una mostra costruita attorno a pannelli e spiegazioni tradizionali, ma un percorso fatto di immagini scientifiche capaci di emozionare, sorprendere e lasciare un segno nella memoria dei visitatori. L’obiettivo era chiaro: fare della scienza uno spettacolo che sapesse però rivelare il proprio metodo, il proprio linguaggio e il proprio valore culturale.
Da quella esperienza parigina nacque il percorso che avrebbe portato l’Immaginario Scientifico a diventare prima laboratorio per la didattica e poi uno dei primi science centre interattivi italiani. Dopo il ritorno a Trieste alla Fiera cittadina, il museo trovò casa a Grignano, per poi compiere nel 2020 il grande trasferimento al Magazzino 26 del Porto Vecchio, oggi uno dei poli culturali più significativi della città. Nel frattempo, nel 2011, era nata anche la sede di Pordenone.
Dal 1997 l’esperienza si è consolidata anche nella forma cooperativa con la nascita del Laboratorio dell’Immaginario Scientifico, cooperativa associata a Confcooperative Alpe Adria, costruita attorno ai propri soci lavoratori e alla volontà di fare della divulgazione scientifica un’esperienza accessibile, coinvolgente e partecipata.
Come sottolinea Serena Mizzan, Presidente dell’Immaginario Scientifico dal 2015: «La scelta della cooperativa è una filosofia, prima ancora che un modello. Di solito i musei sono pubblici e gestiti da cooperative esterne. Noi invece siamo una cooperativa di produzione e lavoro: i dipendenti sono i soci, i proprietari del museo. Non abbiamo scopo di lucro e c'è una circolarità totale tra chi lavora qui e l'istituzione stessa».
«Siamo probabilmente l’unico museo privato in Italia in forma cooperativa: i soci sono i dipendenti stessi», sottolinea Serena Mizzan, presidente dell’Immaginario Scientifico dal 2015.
Secondo Mizzan, i principi immaginati da Budinich nel 1986 sono ancora oggi il cuore dell’esperienza museale: «Nel museo non c’è un percorso guidato obbligato: ogni visitatore costruisce il suo. Budinich ci aveva visto lunghissimo, in un contesto in cui non esisteva internet».
Oggi l’Immaginario Scientifico continua infatti a portare avanti quella stessa missione: non limitarsi a spiegare la scienza, ma farla vivere. I numeri raccontano una realtà in continua crescita: solo nel 2025 i visitatori della sede di Trieste sono stati oltre 55 mila, con un pubblico sempre più ampio tra famiglie, turisti e visitatori stranieri.
Per celebrare il quarantesimo anniversario è stata lanciata anche un’iniziativa speciale dedicata a una generazione simbolica: dal 5 maggio al 15 giugno 2026 tutte le persone nate nel 1986 potranno entrare gratuitamente sia nella sede di Trieste sia in quella di Pordenone.
Un modo per festeggiare insieme quarant’anni di storia condivisa, innovazione e curiosità.
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