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La medicina delle differenze biologiche: superare il modello unico di cura

Dalla genetica alla risposta cellulare, le differenze biologiche tra uomo e donna riscrivono i protocolli di cura e vedono l'Italia all'avanguardia con un primato normativo mondiale.

giovedì 18 giugno 2026

Curare uomini e donne allo stesso modo significa ignorare il funzionamento diversificato dei loro organismi e compromettere l'efficacia delle terapie. Su questa fondamentale premessa scientifica si è tenuto a Trieste l'incontro di ieri 17 giugno "Pari ma non uguali. La medicina di genere e la personalizzazione delle cure", promosso da Cooperazione Salute, Commissione Donne CooperAzione FVG, Confcooperative Alpe Adria e MACC ETS, Mutua di Assistenza del Credito Cooperativo.

L'evento, introdotto dalla Presidente di Confcooperative Alpe Adria, Serena Mizzan, insieme ai saluti istituzionali di Mirella Berdini, Rino Dario e Tania Vescul, ha ribadito la volontà di fare rete per costruire una comunità più consapevole e attenta ai bisogni di tutti.

In questo scenario l'Italia detiene un primato mondiale, essendo il primo Paese ad aver introdotto l'obbligo di applicare la medicina di genere attraverso la Legge Lorenzin numero 3 del 2018, che vincola la ricerca, la diagnosi e la cura alla specificità biologica di ogni individuo. Il dibattito triestino, animato da esperte della sanità e della ricerca, ha esaminato i meccanismi clinici in cui la diversità biologica risulta determinante per la vita dei pazienti.

Nell'ambito della medicina d'urgenza, la dottoressa Elisa Pontoni (Responsabile SS Pronto Soccorso Pordenone - ASFO) ha spiegato che la medesima patologia invia segnali fisici differenti a seconda del sesso, una consapevolezza che diventa un vero e proprio fattore salvavita per evitare errori diagnostici in emergenza.

In campo farmacologico, la dottoressa Barbara Basso Direttrice SC Assistenza Farmaceutica - ASFO) ha illustrato il crollo del dogma del dosaggio unico, poiché la diversa percentuale di massa magra e grassa condiziona l'assorbimento dei farmaci, mentre le fluttuazioni degli ormoni sessuali modificano l'efficacia e la tollerabilità delle terapie, imponendo una calibrazione personalizzata. Infine, le traiettorie dell'organismo si diversificano fin dall'infanzia, come ha evidenziato la dottoressa Alessandra Maestro Referente regionale per la medicina di genere FVG presso ISS e IRCCS Burlo Garofolo), ricordando che lo sviluppo biologico nell'età evolutiva traccia la salute futura. Ne è un esempio il sistema immunitario femminile che, sia in età pediatrica sia anziana, sviluppa una reazione intrinsecamente più forte, dato genetico che rende le donne maggiormente predisposte a manifestare eventi avversi ai vaccini rispetto ai maschi. Superare i protocolli unici risponde quindi a un rigido criterio di precisione scientifica e appropriatezza terapeutica, indispensabile per garantire a ogni paziente una cura efficace e tarata sulla reale biologia del proprio corpo.

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