Confcooperative Alpe Adria è la principale organizzazione di rappresentanza, tutela e revisione delle imprese cooperative delle province di Udine, Gorizia e Trieste. Essa è l’organo territoriale della Confcooperative (Confederazione delle Cooperative italiane). È nata nel 2022 dalla fusione di tre associazioni territoriali: l’Unione Provinciale Cooperative di Gorizia, la Federazione delle Cooperative e Mutue di Trieste e l’Associazione Cooperative Friulane di Udine.

Le nostre cooperative operano in tutti i settori economici: dall’agroalimentare alla pesca, dalla produzione industriale e artigiana ai servizi, dal sociale al credito, dai servizi sanitari al turismo e alla cultura. Confcooperative Alpe Adria associa quasi 400 imprese cooperative ed imprese sociali, che complessivamente generano ricavi per circa 500 milioni di euro e impiegano più di 12.000 addetti. I soci cooperatori sono circa 80.000.

L’Associazione è un ente a libera adesione e a conduzione democratica e autonoma da movimenti politici. Essa si ispira ai principi della dottrina sociale della Chiesa ed è modello per quanti fondano la propria vita sui principi di un’economia sociale, solidale e partecipata.

 

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ASSEMBLEA ANNUALE DI CONFCOOPERATIVE ALPE ADRIA

Dopo dieci anni, il numero delle cooperative aderenti a Confcooperative Alpe Adria torna a crescere: l’inversione di rotta del 2022, infatti, ha visto l’adesione di 16 nuove cooperative. Nei dieci anni precedenti il numero di cooperative si è ridotto del 30 per cento, passando dalle 562 del 2011 alle 395 del 2022. Il 37 per cento delle imprese cooperative rientra tra le Sociali, seguite da quelle Agricole e di Produzione e Lavoro (22 per cento). Sono questi alcuni tratti che caratterizzano l’andamento della cooperazione aderente a Confcooperative Alpe Adria (nata nel 2022 dalla fusione tra le associazioni provinciali di Gorizia, Trieste e Udine) espressi dalla presidente Paola Benini e dal direttore Paolo Tonassi nel corso dell’Assemblea annuale tenutasi a Udine. «La fusione tra le associazioni provinciali ha rappresentato un successo e si è svolta senza traumi o rallentamenti dell’operatività – ha detto Benini durante la sua relazione – e ha consentito di costruire un’associazione interprovinciale che ha conseguito risultati in termini di efficienza e coesione, ma soprattutto accrescendo la capacità di rispondere ai bisogni delle imprese cooperative».

Dopo il crollo del 2016, il numero degli addetti è in risalita, come pure il valore della produzione. Durante i lavori assembleari, i dirigenti di Confcooperative Alpe Adria hanno anche espresso preoccupazione per il “passaggio generazionale” delle compagini sociali, visto che solo il 7,8 per cento dei soci è sotto i trent’anni. Un tema affrontato nel proprio intervento da Alice Richter, presidente del Gruppo Giovani Cooperatori.

Presente all’appuntamento cooperativo anche l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini che ha aggiunto: «Ringrazio tutto il mondo cooperativo, nelle sue varie articolazioni, per il grande contributo dato nella precedente legislatura, che è stata complicata e durante la quale la Regione è intervenuta a più riprese per far fronte all'emergenza. C'è ancora molto lavoro da fare, ma il mondo produttivo regionale ha tenuto, contribuendo a quella crescita dell'economia regionale attestata anche dai dati ufficiali. Solo pochi giorni fa la Cgia di Mestre ha pubblicato i dati dell'andamento regionale attestando che il Friuli VG, con il Veneto, è una delle Regioni di punta del Paese, sia per la crescita del Pil che per la tenuta occupazionale. La Regione, dunque, sarà un interlocutore attento alle necessità del mondo della cooperazione».

Il viceministro all’Ambiente Vannia Gava nel suo videomessaggio, ha sottolineato la sfida della transizione ecologica: «Imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini si trovano in una fase in cui è fondamentale scegliere le strategie più promettenti e sostenibili per la transizione ecologica del Paese».

Un’organizzazione, quella di Confcooperative Alpe Adria, che è composta, oggi, da 395 imprese con oltre 82mila soci, quasi 13mila addetti per 565 milioni di euro di ricavi (dei quali, 344 milioni destinati al costo del lavoro). I settori più resilienti risultano essere quelli delle cooperative sociali e di quelle che si dedicano alla cultura e al turismo. La produzione e lavoro lascia sul campo il 52 per cento delle imprese e l’agricoltura il 34 per cento.  «L’innovazione è un orizzonte al quale le imprese regionali, comprese quelle cooperative, devono guardare con sempre maggiore attenzione – ha aggiunto la Benini – e uno degli strumenti è certamente il Pnrr, ma la sua complessità rischia di non far intercettare le sue opportunità a molte cooperative e piccole imprese». E proprio al Pnrr è stata dedicata la seconda parte dell’Assemblea durante la quale è stato presentato il libro: “Non perdere un euro: vincere la sfida del Pnrr e attrarre nuovi investimenti” alla presenza dell’autrice, Lydia Alessio-Vernì (direttrice generale Agenzia Lavoro & SviluppoImpresa Fvg; referente scientifica Cuoa per il Pnrr) e dell’economista Paolo Ermano, dell’Università di Udine, moderati dalla giornalista Rosalba Tello.

La vicepresidente nazionale di Confcooperative, Anna Manca, ha concluso l’Assemblea:

«Nelle sfide che ci attendono, l’Associazione deve essere vicina alle cooperative offrendo servizi di qualità per fornire un supporto adeguato nei percorsi della transizione ecologica e digitale, ormai ineludibili, affiancando la crescita delle imprese e del territorio».

Hanno portato i loro saluti ai presenti il vicepresidente regionale di Confcooperative Fvg, Luigi Piccoli; il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin; il Sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni con il vicesindaco Alessandro Venanzi. Presente, fra gli altri, anche l’onorevole Debora Serracchiani.

La nascita della cooperazione in Friuli-Venezia Giulia risale al 1880 con la prima latteria a Collina di Forni Avoltri. Nei decenni successivi, in poco tempo, le iniziative cooperative si moltiplicano in tutto il territorio del Friuli, sia per iniziativa di numerosi sacerdoti che per quella di imprenditori liberali: alle latterie sociali si aggiungono le prime casse rurali, forni cooperativi (Remanzacco, 1884), circoli agrari (1885 a Pozzuolo del Friuli), cooperative di lavoro e di consumo. Anche nel territorio giuliano ed isontino, all’epoca ancora parte dell’Austria-Ungheria, sul finire dell’Ottocento si moltiplicano le nuove cooperative. Nell’Isontino è fondamentale per lo sviluppo del cooperativismo l’impegno del cattolicesimo sociale e la figura di don Luigi Faidutti, alla cui azione si deve la nascita di numerose iniziative cooperative: nel 1896 nasce la Cassa rurale di Capriva e nel 1899 la Federazione dei Consorzi agricoli del Friuli. Anche Trieste vive un analogo fervore cooperativistico, con la nascita di numerose cooperative, sia nell’ambiente operaio della città che in quello della comunità slovena (nel 1888 nasce la Cassa rurale di Aurisina) e, nel 1903, nascono le Cooperative Operaie.

Nel 1915 scoppia la Prima guerra mondiale che, tra le tante trasformazioni, produce anche la fine della rappresentanza unica del mondo cooperativo: infatti, il 14 maggio del 1919 viene costituita a Roma la Confederazione Cooperative Italiane per iniziativa delle cooperative di ispirazione cattolica. Di lì a poco, l’avvento del fascismo interromperà l’impetuoso sviluppo del movimento cooperativo, imponendo la chiusura di molte cooperative e iniziando un processo di normalizzazione di tutto il cooperativismo. Il regime provoca lo scioglimento di tutte le Associazioni Cooperative di ispirazione democratica, per costituire l’Ente Nazionale delle Cooperative, requisendo i beni sociali e soffocando l’autonomia dei quadri dirigenti, sino allo sfacelo della Seconda guerra mondiale.

Ma dalle macerie della guerra, il movimento cooperativo rinasce in tutti i territori: il 1° ottobre 1945 risorge a Udine l’Unione delle Cooperative del Friuli, in seguito Associazione Cooperative Friulane. A Trieste, ancora sottoposta al Governo militare alleato, nasce il 27 aprile 1946 la Federazione delle Cooperative e mutue. A Gorizia, l’Unione provinciale delle Cooperative e mutue nasce il 9 luglio 1949.

Nel nuovo ordinamento repubblicano del nostro Paese, la cooperazione viene inserita nella Costituzione: l’articolo 45 «riconosce la funzione sociale della cooperazione avente carattere di mutualità». I decenni successivi sono un periodo di grande sviluppo del movimento cooperativo che concorre alla crescita economica e sociale dei territori, concorrendo alla ripresa dell’economia e alla ricostruzione anche dopo la grave prova del terremoto che colpisce il Friuli nel 1976. E proprio nel nostro territorio, nel 1972, nasce la prima cooperativa sociale al mondo, per iniziativa di Franco Basaglia che, a Trieste, sperimenta la deistituzionalizzazione dei pazienti degli Ospedali psichiatrici.

Un percorso che da allora è continuato, allargando la presenza della cooperazione ad ogni ambito di attività economica, innovandosi e reinventandosi continuamente.

Confcooperative Alpe Adria si occupa di:

  • rappresentare in ambito territoriale presso le varie Istituzioni, gli Uffici Pubblici ed i vari Enti, le cooperative associate, le loro istanze e necessità;
  • creare nuova imprenditorialità, specie fra i giovani, riservando particolare attenzione alla ricerca ed alla valorizzazione di energie per la cooperazione; valutando con propri esperti l’idea imprenditoriale, collaborando allo studio ed alla progettazione dell’impresa cooperativa, supportandone la costituzione e la fase di avvio;
  • far conoscere ad amministratori, enti ed istituzioni il proprio parere sui principali temi di carattere locale ed informare in merito ad iniziative connesse al mondo cooperativo;
  • rappresentare gli enti associati nei confronti delle organizzazioni sindacali e degli istituti previdenziali;
  • svolgere attività di informazione e assistenza su tematiche tecniche generali e settoriali.

Il nostro obiettivo è creare valore per il territorio e per le cooperative che rappresentiamo, promuovendo la crescita del movimento cooperativo e la nascita di nuove imprese, l’occupazione, l’innovazione e la legalità in tutti i campi della vita economica e sociale. A muoverci è la convinzione che solo unendo le forze delle tante imprese cooperative e “facendo squadra” sia possibile lo sviluppo duraturo del sistema imprenditoriale del nostro territorio.

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